Conto Termico 3.0: tutto quello che devi sapere

Conto termico 3.0

Il Conto Termico è un incentivo statale gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che eroga soldi a fondo perduto  per tutti i lavori di efficientamento energetico o passare alle fonti rinnovabili. La versione 3.0 è nata con un decreto ministeriale dell’agosto 2025 ed è operativa dal 2 febbraio 2026, quando è stato aperto il nuovo portale online per fare le domande. Il budget disponibile è di 900 milioni di euro all’anno.

Chi può richiederlo?

La bella notizia è che il Conto Termico 3.0 è aperto a molti più soggetti rispetto alla versione precedente. Tra i privati possono accedere i proprietari di casa — sia prima che seconda casa — gli inquilini e gli usufruttuari con il consenso del proprietario, i condomini con impianti centralizzati, le imprese con alcune condizioni specifiche e, grande novità assoluta, anche le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

Sul fronte pubblico rientrano nel meccanismo Comuni, Province, Regioni e Ministeri, le scuole e gli ospedali, ma anche associazioni, cooperative e fondazioni del Terzo Settore, che per la prima volta vengono equiparate alle Pubbliche Amministrazioni.

C’è però un’avvertenza importante per le aziende: dovranno presentare la richiesta prima di iniziare i lavori e prima di firmare qualsiasi contratto con le ditte, altrimenti la domanda verrà respinta senza eccezioni.

Cosa puoi fare per accedere all’incentivo?

Sostituire il vecchio impianto di riscaldamento

Questa è la categoria più richiesta. Si può ricevere il contributo istallando una pompa di calore — il sistema che sfrutta l’energia dell’aria o del suolo per riscaldare casa, molto più efficiente di una caldaia tradizionale — oppure una versione ibrida che lavora insieme a un generatore a gas come supporto. Sono ammesse anche  le caldaie a pellet, cippato o legna purché rispettino precisi standard ambientali, e i collettori solari termici.

Vale la pena sottolinearlo: le caldaie a condensazione a gas da sole non rientrano più nel Conto Termico 3.0. Il decreto ha puntato tutto sulle rinnovabili e sull’elettrificazione degli impianti.

Isolare meglio casa o l’edificio

Si può ricevere l’incentivo anche per migliorare l’edificio, una possibilità che prima era riservata quasi esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni e che ora si apre anche ai privati e al settore commerciale. Rientrano in questa categoria l’isolamento termico di pareti, tetti e pavimenti, la sostituzione di finestre e infissi, l’installazione di schermature solari esterne regolabili, i sistemi di automazione dell’edificio e, per gli immobili commerciali, anche il rifacimento dell’illuminazione con LED. L’intervento più ambizioso — e con il massimale più alto — è la trasformazione dell’edificio in NZEB, cioè un edificio a impatto energetico quasi zero.

Fotovoltaico e colonnine di ricarica

Questa è la grande novità del 2025: per la prima volta si possono incentivare i pannelli fotovoltaici con sistema di accumulo e le colonnine per ricaricare l’auto elettrica. C’è però una condizione precisa e non negoziabile: questi interventi sono ammessi solo se realizzati insieme alla sostituzione del vecchio impianto termico con una pompa di calore elettrica. Il fotovoltaico da solo, senza quella sostituzione, non dà diritto all’incentivo.

Quanto rimborsa lo Stato?

L’incentivo copre una percentuale delle spese sostenute e arriva direttamente sul conto corrente tramite bonifico del GSE. Per un privato o un’azienda il rimborso arriva fino al 65% delle spese ammissibili. Per i Comuni con meno di 15.000 abitanti, le scuole e le strutture sanitarie pubbliche si può arrivare fino al 100%.

I massimali di spesa — cioè la cifra massima sulla quale si calcola la percentuale — variano a seconda della tecnologia. Per una pompa di calore piccola fino a 35 kW si arriva a 700 euro per kilowatt installato; per il fotovoltaico abbinato alla pompa di calore il massimale è di 1.500 euro per kW per impianti fino a 20 kW, con 1.000 euro per kWh di accumulo.

Per importi fino a 15.000 euro il rimborso arriva tutto in un’unica soluzione. Per cifre più alte viene erogato in rate annuali.

Come si fa la domanda?

Tutto si fa online sul PortalTermico 3.0, nell’Area Clienti del sito GSE (gse.it), attivo dal 2 febbraio 2026. I privati hanno 90 giorni dalla fine dei lavori per presentare la domanda: superato questo termine, la richiesta non viene accettata. Le Pubbliche Amministrazioni hanno invece la possibilità di prenotare l’incentivo prima ancora di iniziare i lavori, bloccando così la propria quota di budget disponibile.

Sul fronte documentale serve l’APE — l’Attestato di Prestazione Energetica — redatto prima e dopo i lavori da un tecnico abilitato, le fatture delle spese, le foto dell’intervento e un’asseverazione tecnica che certifica la corretta esecuzione dei lavori. Per i generatori a biomassa va allegata la certificazione ambientale; per i collettori solari il certificato Solar Keymark.

Si può cumulare con altri bonus?

In linea generale no: non si può sommare il Conto Termico e l’ Ecobonus, il Superbonus o ad altri incentivi statali per le stesse voci di spesa. La regola di fondo è che la stessa cosa non si può finanziare due volte.

Fanno eccezione le Pubbliche Amministrazioni, che possono cumularlo con fondi PNRR o incentivi regionali arrivando anche al 100% delle spese. I privati possono invece combinarlo con fondi di garanzia o incentivi locali, a patto di non superare il 100% della spesa totale.

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