Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono stati connessi alla rete 3.093 megawatt di nuova potenza fotovoltaica, distribuiti su oltre 89 mila nuovi impianti. Il parco solare nazionale ha così raggiunto 46,6 gigawatt complessivi, per più di 2,25 milioni di installazioni. Sono i dati del sistema Gaudì di Terna elaborati da Italia Solare, e a prima vista descrivono un settore in piena salute. Guardando dentro i numeri, però, emerge un cambiamento profondo: a far crescere il fotovoltaico italiano oggi non sono più soprattutto le famiglie, ma le imprese e le grandi centrali.
Le grandi centrali corrono, i tetti di casa rallentano
Rispetto al primo semestre del 2025, gli impianti utility scale, cioè quelli da almeno un megawatt, sono passati da 1.137 a 1.383 MW, con un incremento del 22%. La stessa crescita ha interessato il segmento commerciale e industriale, gli impianti tra 20 kW e 1 MW che sorgono su capannoni, stabilimenti e centri logistici, saliti da 946 a 1.154 MW. Il residenziale, al contrario, è sceso da 725 a 556 MW, con una contrazione del 23%.
La tendenza è proseguita nei mesi estivi. Secondo Terna, tra gennaio e agosto il fotovoltaico ha aggiunto 4,17 GW di nuova potenza, su un totale di 4,58 GW di rinnovabili installate nel periodo. Italia Solare ha osservato che la crescita dei grandi impianti compensa il calo del domestico, ma che il ridimensionamento delle installazioni destinate alle famiglie non va sottovalutato: senza i piccoli impianti diffusi, la transizione rischia di poggiare su un numero sempre più ristretto di operatori.
Bonus confermati, ma con regole diverse
Per chi installa i pannelli sulla propria casa, la legge di Bilancio 2026 ha confermato la detrazione del 50% per l’abitazione principale, mentre per le seconde case e gli altri immobili l’aliquota scende al 36%, con un tetto di spesa di 96 mila euro per unità immobiliare. La detrazione si recupera in dieci anni e, finita la stagione della cessione del credito e dello sconto in fattura, non può più trasformarsi in uno sconto immediato. È un meccanismo che premia chi ha capienza fiscale e liquidità da anticipare, e che spiega buona parte della frenata delle famiglie.
Per i grandi impianti, invece, la cornice è stata ridisegnata dal decreto FER X, entrato in vigore nella versione definitiva il 7 agosto 2026, che regola fino al 2030 il sostegno alla produzione di energia rinnovabile attraverso contratti di lungo periodo assegnati con procedure competitive. Rispetto alla fase transitoria, il contingente dedicato al grande fotovoltaico resta sostanzialmente stabile, mentre cresce in modo marcato quello dell’eolico: un segnale di riequilibrio tra le fonti.
Le nuove regole per chi costruisce e ristruttura
C’è poi una novità che riguarda direttamente il mondo delle costruzioni. Dal 3 agosto 2026 sono operativi gli obblighi introdotti dal decreto legislativo 5/2026, che recepisce la direttiva europea RED III e riscrive le regole sull’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici. Le quote minime di copertura dei fabbisogni energetici con energia rinnovabile aumentano per le nuove costruzioni e l’obbligo si estende alle ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello e, quando tecnicamente ed economicamente fattibile, anche alla riqualificazione degli impianti termici.
In pratica, sostituire una centrale termica o rifare l’involucro di un edificio non sarà più un intervento a sé stante: andrà pensato insieme alla produzione di energia da fonti rinnovabili, che in molti casi significherà proprio fotovoltaico in copertura, abbinato a pompe di calore e sistemi di accumulo.
Cosa significa per le imprese
Il dato più interessante, per chi si occupa di impiantistica industriale, è proprio la crescita del segmento commerciale e industriale. Per uno stabilimento il fotovoltaico non è più una scelta d’immagine, ma uno strumento per stabilizzare il costo dell’energia, soprattutto quando la produzione dei pannelli coincide con i consumi diurni delle linee e degli impianti di servizio.
La resa reale di un impianto, però, dipende da come viene inserito nel sistema esistente. Prima di installare occorre verificare la portata strutturale delle coperture, l’adeguatezza di cabine e quadri elettrici, la compatibilità con la rete interna e con il profilo dei carichi, e valutare l’opportunità di sistemi di accumulo, che al 30 giugno 2026 in Italia hanno raggiunto 19,3 GWh di capacità complessiva. Un impianto fotovoltaico ben progettato, in uno stabilimento, si misura nella quota di energia effettivamente auto-consumata e nella capacità di dialogare con il resto degli impianti, più che nei kilowatt di picco installati.