La flessibilità concessa da Bruxelles sul Patto di stabilità apre per l’Italia uno spazio di circa 14 miliardi per la sicurezza energetica. Quali interventi sono ammessi e cosa può cambiare per famiglie, imprese ed edifici pubblici.
Il 18 agosto la Commissione europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione la comunicazione che definisce il perimetro della nuova flessibilità per le spese legate alla sicurezza energetica. Gli Stati membri potranno derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità per finanziare investimenti che riducano la dipendenza dalle fonti fossili, entro un limite dello 0,3% del Pil all’anno e dello 0,6% complessivo nel triennio 2026-2028. Per l’Italia si tratta di uno spazio di circa 14 miliardi di euro, che il governo sta trasformando in un pacchetto di nuovi incentivi.
Ventidue tipologie di intervento
La comunicazione elenca, a titolo esemplificativo, ventidue tipologie di intervento ammissibili, suddivise tra famiglie, imprese, settore pubblico, infrastrutture di trasporto e sistema energetico. Ci sono le pompe di calore e la riqualificazione degli edifici, le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo, le reti elettriche e le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici, le ferrovie e il trasporto pubblico, fino al nucleare.
Restano fuori, invece, le misure che non producono effetti strutturali: tagli alle accise sui carburanti, sconti generalizzati sulle bollette, bonus per micro-interventi. Ogni spesa dovrà essere documentata singolarmente e rendicontata a Bruxelles con aggiornamenti periodici su costi e stato di avanzamento. L’obiettivo dichiarato è finanziare investimenti che restino, non sussidi temporanei.
Le misure allo studio del governo
Sulla base di questo perimetro il governo ha preparato l’elenco degli interventi da sottoporre alla Commissione. Tra le ipotesi circolate, la più rilevante per il settore civile è un Conto termico rinnovato per sostituire le caldaie a gas con pompe di calore di ultima generazione, con coperture più alte per le fasce di reddito più basse. Si parla poi di impianti fotovoltaici su scuole, università e ospedali, di efficientamento degli edifici pubblici, di sostegno ad accumuli e batterie e di strumenti per le imprese da combinare con quelli già esistenti, come il FER X e Transizione 5.0. Sul fronte dei trasporti, investimenti per le ferrovie e abbonamenti scontati a bus e metro per gli studenti.
Il calendario prevede il via libera delle istituzioni europee in autunno: i contenuti definitivi, con importi, beneficiari e modalità di accesso, saranno chiariti dai prossimi provvedimenti del governo e dalla legge di Bilancio.
Pompe di calore: l’incentivo da solo non basta
Le pompe di calore sono il cuore del pacchetto dedicato alle famiglie, ed è giusto che sia così: alimentate in tutto o in parte da fonti rinnovabili, sono la tecnologia che più di ogni altra può ridurre il consumo di gas negli edifici. Ma una pompa di calore non è un elettrodomestico che prende il posto della caldaia senza conseguenze sul resto dell’impianto. Rende al meglio con temperature di mandata contenute, e quindi con terminali adeguati, come pannelli radianti, ventilconvettori o radiatori dimensionati per lavorare a bassa temperatura, e con un involucro che non disperda il calore prodotto.
Negli edifici esistenti, e in particolare nei condomini con vecchi radiatori, serve una verifica preliminare per scegliere la macchina giusta, valutare soluzioni ibride o ad alta temperatura e adeguare, se necessario, la potenza elettrica disponibile. A questo si aggiunge il nuovo quadro normativo: dal 3 agosto, con il decreto legislativo 5/2026 che recepisce la direttiva RED III, anche la riqualificazione degli impianti termici rientra tra gli interventi per cui è prevista, quando fattibile, l’integrazione di quote di energia rinnovabile.
Colonnine e imprese: il nodo è la potenza disponibile
Discorso analogo per le infrastrutture di ricarica. Installare una colonnina in un garage privato è un intervento semplice; dotare di più punti di ricarica il parcheggio di un’azienda, di un edificio direzionale o di una struttura ricettiva significa invece modificare in modo rilevante il profilo dei carichi elettrici. Occorre verificare la potenza disponibile, l’adeguatezza della cabina di trasformazione e dei quadri, prevedere sistemi di gestione dinamica dei carichi che evitino di superare i limiti contrattuali e, dove possibile, integrare la ricarica con il fotovoltaico e con gli accumuli.
Gli incentivi rendono più accessibile l’investimento, ma il risultato economico ed energetico dipende da come l’intervento viene progettato. Un impianto ben dimensionato continua a produrre benefici anche dopo che il contributo pubblico è stato incassato; uno scelto in fretta, solo per non perdere la finestra dell’incentivo, rischia di trasformarsi in un costo di gestione più alto per molti anni.